Suor Rosa Mariani
Fernanda Mariani nasce il 10 maggio 1927 a Cilla di S. Alberto, un gruppo di case a ridosso della strada, a Nord di Ravenna.
Vive i primi mesi in una stanza d’affitto in una casa di campagna nella quale abitano babbo, mamma e quattro bambini. Fernanda è dunque l’ultima dei quattro figli di una famiglia assai povera, «misera» , la definiscono gli abitanti del paese, di braccianti, l’unico mestiere possibile per molti in quella zona.
Dopo pochi mesi dalla nascita di Fernanda il padre muore di meningite all’ospedale di Ravenna e la madre è costretta a lasciare la campagna in cerca di un altro lavoro (diventerà poi straccivendola) e di una sistemazione per i figli. L’orfanotrofio di Ravenna rifiuta Fernanda, perché troppo piccola: è così che approda al Convento del Sacro Cuore di Lugo, dove vive i primi anni dell’infanzia nel calore, nella cura attenta e nella libertà di una famiglia.
A sedici anni esce dal Collegio e si ricongiunge alla famiglia, che viveva a quel tempo in un vicolo quasi nel centro di Ravenna. La madre si era risposata e le condizioni economiche ora permettono un maggiore respiro.
Erano inoltre gli anni della guerra e le famiglie, che potevano, riaccoglievano le figlie. Anche i fratelli intanto si erano sposati e avevano lasciato la casa. Solo Aldo, il maggiore, è ancora in famiglia e vi rimarrà con la moglie per i primi mesi di matrimonio.
Durante il giorno legge, soprattutto la vita dei Santi che aveva ascoltato all’Orfanotrofio, lavora in casa, lavora da sarta, mestiere imparato anch’esso al Collegio e che ora continua presso una sarta; le piace molto vestire elegante.
È adesso che la vita prepara a Fernanda le prove decisive. Quasi in un crescendo serrato accadono gli avvenimenti più dolorosi: muore la madre, il patrigno si risposa e la allontana progressivamente come un’intrusa, Fernanda incontra al ballo un uomo che la corteggia.
In questo affetto che nasce in Fernanda si legge ancora il segno del suo essere subito conquistata dal diverso, dal povero. Fernanda sopporta in questa occasione l’incomprensione e la malvagità umana più brutale: il rifiuto del patrigno, le accuse della matrigna, i maltrattamenti di lui.
Fernanda è stata inoltre costretta a lasciare la casa e a trasferirsi dal fratello, è lui che l’aiuta a considerare il passo sbagliato che sta per compiere.
Da allora Fernanda intensifica la preghiera, tutti i giorni visita il Santissimo, dalla sorella Venere si fa accompagnare a Lugo da Madre Margherita Ricci Curbastro, Superiora Generale delle Suore del Sacro Cuore.
Un giorno va a Messa, il Vangelo dice: «Va’, vendi quanto hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi». Fernanda esce di Chiesa e regala il proprio corredo alle sue compagne più povere.
È questo il gesto che delinea chiaramente la sua vocazione religiosa.
Il 2 gennaio 1949 parte per Lugo per entrare nell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore.
Il 12 luglio 1951 emette la Professione Religiosa.
Nel periodo 1958 – 1969 svolge la sua opera a San Lorenzo, nell’Asilo “Don Galassi”. Lì suor Rosa manifesta subito il suo temperamento vivace ed estroverso: si impone per l’allegria che sa diffondere per l’ottimismo che sa comunicare.
Nel 1970, terminato l’anno scolastico, rientra a Lugo in quanto aderisce alla richiesta avanzata dai Padri Cappuccini di Treno di collaborare nell’attività missionaria in Mozambico.
Per questa missione furono scelte: Suor Veronica Bucchi, Suor Rosa Mariani e Suor Serena Fantuzzi.
IL 30 marzo 1971 è il giorno della partenza.
Le tre suore si preparano frequentando un Corso di tre mesi.
In Mozambico, a Munhamade suor Rosa inizia un lavoro prezioso per le donne e le giovani; apre una scuola di lavoro per la promozione della donna. Poi si occupa della catechesi dei bambini e la preparazione di un gruppo di catechisti.
E tuttavia la necessità di lasciare la terra africana dopo quattro anni di lavoro appassionato, non la sgomenta, non la delude: sa che nulla è perduto, che tutto è voluto da una Sapienza infinita che ci precede e tutto guida ad un fine di bene.
Periodo di Bagnara, 1975 – 1979.
Appena sei mesi dopo il ritorno dal Mozambico, suor Rosa riprende il suo servizio presso la Scuola Materna “S. Giuseppe” a Bagnara di Romagna.
La sostiene l’entusiasmo di sempre ed una capacità di dedizione e di apertura ai problemi sociali, approfondita e affinata nel quinquennio di esperienza missionaria in terra africana.
Intanto negli anni 70 la Chiesa di Imola si apre alla missione in Brasile.
Il nuovo progetto missionario chiamato “Chiese Sorelle” voleva essere un segno di tutta la comunità diocesana imolese in Brasile. Furono inviati 3 sacerdoti “fidei donum”: don Sante Collina, don Leo Commissari e don Nicola Silvestri e 5 suore delle 5 congregazioni religiose sorte nella nostra diocesi: suor Agnese Zaniboni delle Piccole suore di Santa Teresa di Gesù Bambino, suor Innocenza Turci delle Figlie di San Francesco di Sales, suor Adriana Rubino delle Pie Operaie di San Giuseppe, Suor Rosa Mariani delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante e suor Paola Giacometti delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù sotto la protezione di San Giuseppe. Inizialmente i 3 sacerdoti vivevano insieme in una casa e le 5 suore in un’altra.
Pertanto nel 1979 – 1980 suor Rosa si prepara per questa nuova missione: esercizi spirituali a Imola presso il Seminario di Montericco e poi al Corso CEIAL di Verona. Poi vive 15 giorni di vita intensamente comunitaria, spirituale e pratica nella provincia di Reggio Calabria. Poi le suore missionarie vivono un periodo di “deserto” a Cutigliano.
Preghiera, silenzio, contemplazione, apostolato, vita comune così suor Rosa si prepara per partire per questo nuovo progetto missionario.
Domenica 24 febbraio 1980 nella chiesa di Santo Spirito a Imola avviene la consegna, da parte di S. E. Mons. Luigi Dardani, Vescovo di Imola, del Vangelo e del Crocifisso alle Suore Missionarie e ad un sacerdote che deve partire con loro: don Sante Collina.
Tale progetto di comunione fu subito segnato dal sacrificio di suor Rosa Mariani
Sabato 29 marzo 1980, nelle prime ore del mattino, la Superiora Generale delle Suore di Santa Teresa di Imola comunica all’istituto delle Ancelle la notizia dell’incidente di cui Suor Rosa è rimasta vittima.
La mattinata del 2 aprile, Madre Angela, Superiora Generale delle Ancelle, apprende della morte di Suor Rosa.
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